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Ascolti Tv. Chiude in bellezza Che ci faccio qui, patrimonio inestimabile della Tv italiana

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Domenico Iannacone, lo scultore Felice Tagliaferri e il figlio Alberto

Con “La forma delle cose”, puntata dedicata allo scultore non vedente Felice Tagliaferri, si è concluso in bellezza (6.7% di share – 1.109.000 spettatori in tardissima serata), il nuovo ciclo di Che ci faccio qui su Rai3. Il programma diretto e condotto da Domenico Iannacone, prodotto dalla Hangar TV di Gregorio Paolini, partiva in questa edizione dal filo conduttore del corpo quale mappa fisica grazie alla quale orientarsi nella complessa realtà del mondo che ci circonda.

Che ci faccio qui: storie di uomini e donne straordinari

Quattro racconti di vita di persone straordinarie. Marco Piagentini e Daniela Rombi, rispettivamente sopravvissuto alla strage di Viareggio del 2009 e mamma di Emanuela Menichetti, che invece ne rimase vittima. Max Ulivieri, affetto da una malattia neuropatica ora papà di una splendida bambina divenuta estensione del suo corpo. Egy Cutolo, nata Egidio, intrappolata in un corpo maschile dalla cui prigione è sbocciata come donna risolta e appagata, nonché moglie felice di Carmine. Felice Tagliaferri, la cui cecità non gli impedisce di realizzare mirabili sculture, fra le quali il Cristo rivelato.

Il prodigioso Felice Tagliaferri

La storia personale di Felice Tagliaferri che a quattordici anni ha perso la vista per una malattia, per poi scoprire per caso il mondo della scultura grazie al quale è “tornato alla vita”; il suo viscerale rapporto con il fantastico figlioletto Alberto attraverso il quale egli “osserva” il mondo; i prodigiosi poteri dei suoi sensi acuiti, in primis ovviamente il tatto, che gli permette di “vedere” sensorialmente la materia che plasma nelle sue sculture. Ancora una volta, Domenico Iannacone ha aperto una finestra su un mondo perlopiù sconosciuto, che scorre parallelo al nostro e che, presi dalle nostre vite frenetiche, non ci soffermiamo a guardare.

Echi letterari

Attraverso la storia di un non vedente, Iannacone ci ha permesso paradossalmente di “vedere” qualcosa che prima era inaccessibile alla nostra vista. Come sempre, nei programmi del giornalista, risuonano echi letterari, in questo caso quello del Re Lear shakespeariano. Che solo perdendo la vista riesce a vedere la realtà come essa è davvero. O del Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, “l’essenziale è invisibile agli occhi”.

Che ci faccio qui programma da prima serata

Che ci faccio qui chiude dunque un nuovo mirabile ciclo, lasciandoci già nostalgici. E speranzosi che, come chiedono sui social network i tanti estimatori di Domenico Iannacone, il prossimo sia trasmesso a un orario più consono a un simile patrimonio della Tv di Stato. In prima serata, così da permettere al maggior numero di spettatori di goderne. Servizio Pubblico è anche questo.

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