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Chiamami col tuo nome: il capolavoro di Luca Guadagnino in prima visione su Rai3

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Sabato 19 settembre, Rai3, 21.20

Prima visione Tv

Chiamami con il tuo nome (Call Me by Your Name, 2017) di Luca Guadagnino. Con Timothée Chalamet, Armie Hammer, Michael Stuhlbarg, Amira Casar

1983, provincia lombarda. L’estate dei diciassette anni di Elio (Chalamet), l’amato figlio unico dei coniugi Perlman (Stuhlbarg e Casar) – una colta coppia di filantropi italo-franco-americani di origini ebree – scorre monotona tra libri e musica, qualche pedalata, un tuffo in piscina. Fino all’arrivo di Oliver (Harmer), procace ricercatore americano in trasferta per sei settimane di studio, nella villa d’epoca del professor Perlman, cultore di scienze dell’antichità. Elio, introverso e spesso chino su spartiti musicali di cui è esperto conoscitore, all’inizio non tollera i modi e il carattere espansivo di Oliver. E sembra non subire quel fascino che conquista gli altri, genitori compresi, seppur costretto dalla buona educazione a condividere con l’ospite spazi e quotidianità. Eppure, tra dotte dissertazioni, contrasti e sensi di colpa, Elio finirà per scoprirsi innamorato, ricambiato, di Oliver e i due vivranno un’intensa storia d’amore, con il placet dei sensibili e discreti Perlman. Per un caso fortuito, prima che la trasferta di Oliver giunga al termine, i due amanti riusciranno a trascorrere una felice convivenza per qualche giorno, lontano da tutti. Ma l’idillio non sarà eterno.

Chiamami col tuo nome
Luca Guadagnino
Timothéee Chalamet prima visione Tv Rai3

Dialogo fra corpi e corrispondenza d’anime

Dopo A bigger splash, Luca Guadagnino torna a raccontare un arrivo a sorpresa che sconvolge l’apparente equilibrio di un ménage affettivo. Mettendo in scena una raffinata rappresentazione del dialogo fra due corpi e di una corrispondenza d’anime; unione la cui sensualità è espressa in maniera convincente dalla recitazione istintiva di Timothée Chalamet.

Il regista porta sullo schermo la sceneggiatura del maestro James Ivory, tratta dal romanzo omonimo di André Aciman, sottolineandone le suggestioni poetiche. Che raggiungono il loro climax in un confronto nel quale un “insospettabile” personaggio confessa l’inconfessabile. Il rammarico per aver evitato, nonostante le occasioni, di vivere quella stessa esperienza che giudica straordinaria, nel bene e nel male.

“Quello che colpisce e affascina in queste vicende è l’assoluta mancanza di scabrosità o compiacimento, è la delicatezza con cui Guadagnino fa muovere la macchina da presa, quasi esitante di fronte ai corpi che si spogliano: una volta si concede anche una «anacronistica» panoramica dal letto alla finestra aperta sugli alberi, quasi fossimo in un pudico film hollywoodiano degli anni Quaranta. Ma è proprio qui la forza di Chiamami col tuo nome. Nella voglia di cercare dolcezza e rassicurazione dove invece si potrebbe trovare scandalo e peccato. Per questo il film va al di là della «storia d’amore»” (Paolo Mereghetti).

Somewhere in Italy

Ma la pellicola non sorvola sulle convenienze sociali che avvelenano i rapporti umani quando c’è in ballo quello che somewhere in Italy (per parafrasare una didascalia del film) resta evidentemente un tabù sociale per qualcuno, visti i recenti fatti di cronaca.

Pur rispecchiando una realtà elitaria, e per l’appunto al di là dell’iniziazione di Elio e della storia d’amore alla base del racconto, Chiamami col tuo nome sottolinea in fondo come la Cultura faccia la differenza: l’ignoranza, ovvero la misconoscenza, dell’altro nutre sempre, principalmente e inevitabilmente la paura. Quella che si trasforma in omofobiatrans-fobiamisoginiarazzismo. Almeno fino al momento in cui, grazie alla cultura e alla conoscenza, ci rendiamo conto che il “diverso” è meno spaventoso – e più affine a noi – di quello che sembra. Oscar per la Miglior Sceneggiatura Non Originale a James Ivory e candidatura per il Miglior Film, per il Miglior Attore Protagonista a Timothée Chalamet e per la miglior canzone a Sufjan Stevens (Mystery of Love). Qui il trailer.

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