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Covid-19. Il ruolo dei superspreaders nella diffusione della pandemia

Covid-19 il ruolo dei superspreaders nella diffusione della pandemia

Il ruolo centrale dei superspreaders e di alcuni nostri comportamenti abituali nella propagazione del Covid-19 in assenza di sintomi

Il National Geographic ha dedicato recentemente un intero numero alla pandemia, alla luce dei 9 milioni di contagiati dell’ultima settimana negli Stati Uniti, a comprovare la rapidità di diffusione del Covid-19. Secondo l’articolo firmato da Fedor Kossakovsky (consultabile a questo link), si deve a Lidia Morawska, docente alla Queensland University of Technology il passaggio dallo studio di tutto ciò che entra nei nostri polmoni quando respiriamo, all’analisi di ciò che ne esce di conseguenza. E all’organizzazione mondiale della sanità (OMS) che le chiese di unirsi a una commissione di studio in Hong Kong ai tempi della Sars 2 (2003), quale fisico esperto d’inquinamento atmosferico, per studiarne la trasmissione. 

Che cos’è l’aerosol

Dopo anni di studi sulla qualità di ciò che si inspirava, la Morawska si rese conto dell’assenza di studi su quelle molecole, possibile veicolo di infezioni polmonari già contratte, emesse con l’espirazione. E sulla diversa capacità individuale di propagare nell’ambiente il cosiddetto aerosol, quella commistione di aria e acqua che emettiamo soprattutto dalla bocca, di dimensione infinitesimale e difficile percezione a occhio nudo, a meno che non cada davanti ai nostri occhi sotto forma di goccioline. Tuttavia quanto meno se ne percepisce l’esistenza, tanto più l’aerosol riesce a diffondersi nell’aria grazie alla sua leggerezza. E questo, dopo il virus, lo rende il principale responsabile della sua trasmissione che avviene, non dimentichiamolo, sulla dinamica dei fluidi per via aerea.

Superspreaders aerosol

Tali studi hanno portato all’individuazione di una categoria di persone con una predisposizione alla propagazione di aerosol: i superspreaders. Vale a dire gli individui che influiscono sull’indice di contagio, con la loro capacità di infettare rapidamente e capillarmente. La cui attività ed efficacia, al di là di una predisposizione naturale, è tuttavia legata a comportamenti abituali e, come tali, comuni a tutti noi. Come quello di alzare la voce. O porre le condizioni di un nostro aumento del ritmo respiratorio. Questo perché anche solo cantando o gridando noi aumentiamo la nostra produzione ed emissione di aerosol. La cui componente più sottile si origina nella profondità del nostro apparato respiratorio (nei bronchioli), veicolando eventuali infezioni sia pure legate a un’influenza stagionale.

La trasmissione del virus via orale

E proprio la componente più sottile e invisibile dell’aerosol può restare più a lungo in sospensione in aria, come ribadiamo, o può essere sospinta più lontano da uno starnuto o da un colpo di tosse. Ma lo stesso accade quando parliamo: un aerosol con le stesse caratteristiche di quello polmonare si origina dall’attività della laringe pur trovandosi nella parte superiore del nostro apparato respiratorio. Ecco perché possiamo trasmettere il virus anche solo parlando.

Tutti possiamo essere superspreaders se asintomatici

In conclusione, tutti possiamo essere superspreaders potenziali: effettivi lo diventiamo nel momento in cui, entrati a contatto col virus, nulla ne rivela la presenza; quando cioè siamo asintomatici.

Resta tuttavia difficile misurare la concentrazione dell’aerosol nell’aria a causa della sua sensibilità a fattori di umidità, temperatura, e ventilazione, che sono però alla base della sua vulnerabilità. Per questo si consiglia un costante ricambio d’aria in ambienti chiusi. Ma è proprio a causa di quanto descritto che, a scopo preventivo, è consigliabile indossare una mascherina chirurgica in modo corretto: a copertura cioè sia della bocca (a tutela altrui) che del naso (a protezione nostra). Mantenendo alta l’attenzione soprattutto in ambienti chiusi e privi di ricambio d’aria, come gli ascensori. Lavandoci regolarmente e accuratamente le mani e praticando il distanziamento fisico. Perché la massima insidia sta nel fatto che i sintomi possono essere come il virus: invisibili.

Antonio Facchin

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