Federico Fellini riapre Cinecittà grazie ai ritratti e foto di scena di Elisabetta Catalano

A chiusura degli eventi che dal 2020 hanno commemorato il centenario della nascita di Federico Fellini, è in questi giorni in mostra a Roma, al Teatro 1 di Cinecittà (e vi resterà fino al prossimo 21 marzo) Ri-tratto rosso. Elisabetta Catalano guarda Federico Fellini. Una mostra multimediale, che “riapre” gli studios dopo l’emergenza Covid-19, curata da Aldo Enrico Ponis (direttore dell’Archivio Elisabetta Catalano) con la direzione artistica di Emanuele Cappelli. Realizzata dall’Istituto Luce con il contributo di DG Cinema e Audiovisivo. E incastonata nella cornice Cinecittà si Mostra che racconta – questa volta per immagini fisse – la storia e il mito dei suoi studi cinematografici, e del MIAC, il nuovo grande Museo dell’Audiovisivo e del Cinema Italiano.

Direttamente dall’Archivio Elisabetta Catalano 60 immagini, alcune di grande o grandissimo formato illustrano il lavoro dei cinque film che la fotografa preferita dal regista venne chiamata a documentare: (1963), Fellini Satyricon (1969), Prova d’orchestra (1979), La città delle donne (1980), La voce della luna (1990), Intervista (1987).

Un lungo sodalizio artistico

Ma la mostra racconta anche le visite di Fellini nello studio della fotografa, per una serie di magnifici ritratti che ce lo rendono felice e complice, realizzati tra il 1973 e il ’93. Immagini che ne rivelano la straordinaria gestualità e l’intelligenza scintillante degli sguardi. Sornione, seduttivo, complice quando è ritratto accanto alla macchina da presa, crepuscolare in smoking, Oscar alla mano. Sferzante, divertito e pungente quando i due decidono di illustrare la polemica nata dall’avvento della televisione commerciale, col suo frastornante carico di pubblicità. Così distante dal sussurro, dal fascino, dalla magia del cinema.

Elisabetta Catalano

Un sodalizio artistico, quello tra i due “poeti” dell’immagine, iniziato in verità perché Elisabetta Catalano – ventenne, bella, bionda e con sguardo magnetico – era approdata a in qualità di attrice. Fellini le affidò un ruolo minore. Ma di lì partì un’altra importante carriera grazie a una vecchia Mamiaflex e alle lunghe e noiose pause tra un ciak e l’altro. Suoi sono i ritratti a mezzo busto dei vari personaggi della Roma petroniana del Satyricon, e quello di Eva Grimaldi che campeggia in Intervista. Ma anche le immagini di scena di Prova d’orchestra che ci offrono un Fellini istrionico, domatore a suo agio nel suo circo. Dove il racconto della creazione di un’opera d’arte diventa essa stessa arte contemporanea.


Un’occasione irripetibile dunque quella di riportare a Cinecittà anche la grande fotografa, di fama internazionale, scomparsa nel 2015. Con un portfolio invidiabile per valore, presenze e varietà dei mondi immortalati, Elisabetta Catalano è stata testimone d’eccellenza della vita di artisti e personaggi protagonisti di arte, spettacolo e cultura, tra gli anni ’70 e l’inizio del nuovo millennio.

Ritorno alla fotografia pre-digitale

E a far rivivere il suo tratto, nel vero senso dell’espressione, sono proprio i suoi provini, ovvero la stampa dei negativi a grandezza originale su cui la Catalano evidenziava, con un tratto rosso, l’immagine da stampare; a riportarci con la memoria all’era (si fa per dire) pre-digitale. Da questo dettaglio la mostra si intitola, rendendo omaggio anche al colore della sciarpa che Fellini preferiva indossare. E nella mostra trovano spazio anche gli stessi fondali dipinti davanti ai quali faceva posare i suoi “modelli”, e un’autentica ricostruzione del suo studio; con le attrezzature, i proiettori, le sue macchine fotografiche. La sedia su cui fece sedere Fellini per un ritratto che poi divenne iconico. Il suo tavolo da lavoro, bianco e luminoso, con ancora sopra i provini, il lentino, la matita del tratto rosso.

Un gigante a grandezza naturale

Tutta la mostra si sviluppa in altezza sfruttando quella naturale di uno studio cinematografico (che, oltre a dover contenere le scenografie, ha una parte superiore dedicata all’imponente parco luci), a riproduzione di quella tipica di uno studio fotografico. E a metafora della compenetrazione dei due mondi. Ma anche della statura artistica – e onirica – del “gigante” Fellini.

E un soffio di vento, di chiara matrice felliniana, fa da colonna sonora alla visita. Intervallata dagli interventi storico-critici di Laura Cherubini e Raffaele Simongini.

Antonio Facchin

Orari, biglietti e informazioni sono su http://www.cinecittasimostra.it, o su richiesta, scrivendo a [email protected].

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