Gas, Algeria: la Rai, Renzi e il dietrofront grillino su Descalzi (Eni)

Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e l’Ad Eni Claudio Descalzi

di Marco Zonetti 🖋️

Nei confronti di Claudio Descalzi, Amministratore Delegato dell’Eni, il fondatore del M5s Beppe Grillo nel 2015 diceva di pensare “tutto il male possibile”. Fa quindi piuttosto sorridere – amaramente, come qualunque cosa riguardi i grillini – vedere il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio a fianco dell’Ad Descalzi – nominato dall’allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi nel 2014 – siglare accordi sul gas in giro per il mondo. Lo ha sottolineato ironicamente proprio lo stesso leader di Italia Viva commentando la firma congiunta di Di Maio e del suo omologo algerino Ramtane Lamamra il protocollo d’intesa governativo tra Italia e Algeria per rafforzare la cooperazione in campo energetico, nel cammino di affrancamento dalla dipendenza dalla Russia.

“Dicevano che Descalzi non fosse all’altezza, lo volevano far dimettere per un presunto scandalo, ci hanno accusato di avere le mani intrise di petrolio” ha puntualizzato Renzi, citando un articolo pubblicato sull’Huffington Post dal Deputato di Italia Viva e Segretario della Commissione di Vigilanza Rai Michele Anzaldi. Che nella sua disamina ricorda: “Se l’Italia non parte da zero nei rapporti con i paesi africani, lo si deve al grande lavoro fatto dal governo Renzi negli anni 2014-2016. Renzi, infatti, fu il primo presidente del Consiglio italiano a dedicare ben 3 viaggi ufficiali all’Africa subsahariana: Angola, Congo-Brazzaville e Mozambico nel 2014; Kenya ed Etiopia nel 2015; Nigeria, Ghana e Senegal nel 2016“.

E ancora: “In molti di questi Paesi con Renzi si trattò della prima missione di un premier italiano. In quelle visite erano presenti gli amministratori delle nostre maggiori aziende, a partire dall’Ad di Eni Descalzi, massimo esperto di Africa in Eni nominato nel 2014 proprio da Renzi. A questi viaggi, poi, vanno aggiunti quelli nei paesi del Nord Africa, Marocco e Algeria. Renzi cercò di far recuperare all’Italia il terreno perduto nei confronti dei nostri competitor, visto che per gli altri leader internazionali era da tempo una consuetudine andare in visita ufficiale nei maggiori paesi africani”.

Michele Anzaldi rammenta poi come “quel lavoro sia stato poi totalmente abbandonato da chi è arrivato dopo, dai governi Conte 1 e Conte 2. Di Conte in Africa si ricorda solo la visita in Libia a Bengasi al generale Haftar, in occasione della liberazione dei pescatori di Mazara del Vallo, durante la quale il suo portavoce Casalino si è geolocalizzato con i giornalisti mettendo a rischio la sicurezza stessa della missione. Negli anni 2018-2021 nessuna politica seria nel rapporto con l’Africa è stata portata avanti, d’altronde in quegli anni il Movimento 5 stelle riteneva l’Eni un “sistema corruttivo di portata internazionale”, come scriveva Beppe Grillo sul suo blog, ricordato da Il Foglio“.

Ai dietrofront grillini, che sono all’ordine del giorno e ormai non si contano più, siamo ormai tristemente abituati. La strada per le prossime elezioni politiche è ancora lunga e chissà quante nuove sorprese e conversioni sulla via della poltrona ci riserveranno. Cambiando però discorso, e occupandoci noi soprattutto di Rai, ci preme ricordare un aneddoto riportato in un saggio di Andrea Greco e Giuseppe Oddo edito da Chiarelettere, dal titolo Lo Stato Parallelo. La prima inchiesta sull’Eni tra politica, servizi segreti, scandali finanziari e nuove guerre. Da Mattei a Renzi. Gli autori Greco e Oddo ricostruiscono i tentativi risalenti al gennaio 2014, da parte del predecessore di Descalzi al timone dell’Eni, ovvero Paolo Scaroni, di mantenere la guida del “cane a sei zampe”.

“I rapporti tra l’Eni e la Rai” leggiamo sul saggio di cui sopra, “eccezion fatta per Report, che non le ha mai risparmiato critiche, hanno permesso poi a Scaroni di confrontarsi in tv con Matteo Renzi, fresco vincitore delle primarie del Pd e Presidente del Consiglio in pectore“. L’occasione creata ad hoc è una puntata del gennaio 2014 di Porta a Porta condotto da Bruno Vespa su Rai1. “Scaroni era in cerca di una difficile riconferma per un quarto mandato e ansioso di far breccia nel sistema di potere renziano, con cui aveva scarsi punti di contatto”.

E Greco e Oddo proseguono: “Una fonte in confidenza con Filippo Sensi, [all’epoca] portavoce di Renzi, ci dice però che l’improvvisata nel programma di Vespa avrebbe avuto lo sgradevole effetto di infastidire Renzi, il quale dietro le quinte se ne sarebbe lamentato con il popolare conduttore. Al che Vespa avrebbe allargato le braccia, ribattendo che l’Eni era il maggior azionista della Rai e che non era possibile rigettare la richiesta di Scaroni“. Una rivelazione, quest’ultima attribuita a Bruno Vespa, che – se corrispondente al vero – non può non farci riflettere.

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