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Gianluca Nicoletti contro Travaglio: “Basta usare la disabilità per sbeffeggiare gli avversari”

Travaglio La7 Otto e mezzo

“Chi non si accorge dell’ovvio non è capace di trarre le conclusioni ‘che ne trarrebbe pure un bambino ritardato’, Marco Travaglio non trova nel suo vocabolario un paragone migliore per bastonare un suo collega, di cui non condivide l’area ideologica”. Inizia così la disamina infuocata del noto giornalista Gianluca Nicoletti sul sito pernoiautistici.com. Il collega in questione è Alessandro Sallusti, preso di mira da Travaglio sul Fatto Quotidiano che egli dirige.

“Che nessun limite sia posto all’invettiva, figuriamoci…” prosegue Nicoletti. “Però perché ancora una volta tira in ballo la disabilità come repertorio da cui attingere quando vuole sbeffeggiare un suo avversario? Non è un lapsus, non è un termine che gli è sfuggito. Travaglio dimostra di avere un’idea ben precisa e radicata del disagio mentale come condizione umana abietta”.

Allusione a una puntata di Otto e mezzo del 20 settembre 2017, quando Travaglio utilizzò la parola “mongoloidi” , senza che la padrona di casa Lilli Gruber lo redarguisse o si scusasse di “un comportamento così orrendo”. Parole che scatenarono un putiferio e di cui poi il Direttore del Fatto Quotidiano si scusò con argomentazioni giudicate non molto convincenti.

Scrive ancora Gianluca Nicoletti, Presidente della Fondazione Cervelli Ribelli Onlus e papà di un ragazzo autistico, Tommy, protagonista di tre dei suoi libri e due film: “Di sicuro non considerò che nella sensibilità attuale dovrebbe essere dato per scontato che usare categorie fragili come sinonimo di insulti, corrisponde a infliggere un dolore profondo in tutta quell’ampia fetta di umanità che con con quel problema tutti i giorni deve fare i conti“.

E prosegue: “Parlo proprio dei caregiver, quelli veri! I familiari che appunto di “bambini ritardati” e “mongoloidi” come Travaglio, con orribile e arcaico fraseggio, ama definire le persone con disabilità psichica e quindi assimilarle al disprezzo”. Caregiver, continua il giornalista, “che non hanno nemmeno da lontano familiarità con quello che millanta Andrea Scanzi, un altro brillante editorialista del Fatto Quotidiano, che sembra però prenderci tutti per il culo quando attribuisce a sé tale qualifica (che ancora attende un corretto riconoscimento istituzionale), solo perché ha due genitori non giovanissimi, ma in  salute e autonomia“.

Gianluca Nicoletti conclude quindi il suo accorato e condivisibile intervento: “Possiamo farci girare un po’ le palle? Possiamo dire che a priori sono comportamenti da stronzo? Senza fare eccezioni e senza osservare il rango di chi se ne faccia testimonial” e lancia un suggerimento: “La prossima volta che verrà a qualcuno la tentazione di attaccare chi gli sta antipatico, tirando in ballo chi fa parte indissolubile delle nostre vite di genitori, usi piuttosto il termine “stronzo”, nessuno protesterà. Nella gerarchia di chi non ha diritto di replica, appena dopo di noi “ritardati”, c’è  solo la merda, che tace nella sua inequivocabile condizione di rifiuto dell’umanità”.

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