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La7. Santoro dalla Gruber demolisce la Rai grillina. “Conformismo e programmi che fanno l’1%”

Michele Santoro 8 e 1/2 Lilli Gruber La7
Michele Santoro, ospite di Otto e mezzo condotto da Lilli Gruber su La7

Michele Santoro, da tempo lontano dalla Tv, ha fatto la sua ricomparsa a Otto e mezzo, nel salotto di Lilli Gruber su La7. Ospitato assieme a Gad Lerner, per l’immancabile quota Fatto Quotidiano, e all’onnipresente virologa Antonella Viola, Santoro spara a zero più o meno su tutto e tutti, in particolare sullo stato comatoso dell’informazione televisiva, sulla quale si è a suo parere stesa una cortina fumogena di conformismo.

A tal proposito, nel mirino del giornalista e conduttore finisce ben presto il Movimento Cinque Stelle, che egli aveva tanto contribuito a far conoscere e sdoganare nei suoi programmi. “Mi aspettavo altro, invece si sono accomodati immediatamente sulle poltrone e hanno deciso di scegliere uomini assolutamente adatti al sistema. Avrei visto bene Marco Travaglio in qualità di Direttore del Tg1, è così che si fanno le rivoluzioni”. Anche che la Gruber ha escluso che il suo assiduo ospite avrebbe accettato.

Quindi, poco dopo, Santoro è partito lancia in resta contro Rai3, rete che lo aveva visto spopolare con Samarcanda, Il rosso e il nero, Tempo Reale, prima della migrazione sulla berlusconiana Italia1 e del successivo ritorno su Rai1 e su Rai2 fino al famoso editto bulgaro che lo relegò sulle Tv locali, segnando il declino della sua carriera. Rai3 che, secondo il giornalista, non esiste più. Così come il Servizio Pubblico in generale. “Quando c’ero io l’informazione della Rai era di gran lunga la più forte di tutte le altre sul piano dell’approfondimento. Andavamo in onda contemporaneamente con Gad Lerner, Minoli e Bruno Vespa in seconda serata, la Rai faceva il 70% in quella fascia oraria. L’hanno demolita”.

E ancora: “Alla fine hanno perso il primato che detenevano, adesso realizzano programmi che fanno l’1% e nemmeno si pongono il problema”. Allusioni a Seconda Linea trasmesso da Rai2, chiuso dopo sole due puntate, ma anche all’epigono Anni 20, che – giunto alla settimana puntata e assestatosi sull’1.7% di share – va ancora miracolosamente in onda. “Qualcuno forse se lo pone il problema” ha replicato la Gruber, aggiungendo: “la Rai è stata sempre così, c’è un gruppo di persone capaci, e poi…“. Persone capaci che, secondo Santoro nessuno chiama.

Quindi, sull’ipotesi che torni a dirigere la Rai Mauro Masi, ex Dg in quota Berlusconi che nel gennaio 2011 arrivò a telefonare in diretta durante una puntata di Annozero, per dissociarsi “nella maniera più chiara” dai toni di una puntata contro le vicende giudiziarie del Cavaliere, allora Presidente del Consiglio, Santoro ha criticato la scelta di far eleggere alla Camera nelle file del Pd l’ex magistrato Cosimo Ferri “che faceva le riunioni per chiudere e censurare Annozero“, e “coinvolto nello scandalo della magistratura che non è mai stata così in basso nella considerazione degli italiani”. “Cosa ci dobbiamo aspettare, che torni Masi?” ha quindi ironizzato il giornalista. “Io e Vauro ci incateniamo ai cancelli di Viale Mazzini. Travaglio non so che cosa farà, non si può incatenare perché dirige un giornale”.

Ma davvero un tempo vi sono state trasmissioni in Rai nelle quali chiamava il direttore generale per dissociarsi? Sembra ormai un’era geologica fa, e in questo diamo tutte le ragioni a Santoro riguardo all’appiattimento dell’informazione televisiva del Servizio Pubblico. Ma visto che Santoro chiama in causa più volte Travaglio, ci sentiamo di ricordargli che quest’ultimo non ha mai avuto nulla da eccepire sulle sequenze celebrative di Conte girate da Palazzo Chigi e diffuse nei vari telegiornali, né del cosiddetto “sistema Casalino”, né della lottizzazione effettuata e ammessa dagli stessi grillini con il Segretario della Vigilanza Rai Michele Anzaldi. Sarebbe stato interessante se, in quel tempio di celebrazione del Fatto Quotidiano che è Otto e mezzo, la Gruber glielo avesse rammentato.

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