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L’eredità di Non è mai troppo tardi: La banda dei fuoriclasse

La banda dei fuoriclasse Mario Acampa
Mario Acampa conduce La banda dei fuoriclasse su RaiGulp

Non è mai troppo tardi

La televisione è nata, come è noto, per rendere un servizio al suo pubblico. E la trasmissione che meglio ne espresse lo scopo fu Non è mai troppo tardi. Il 15 novembre del 1960, andava in onda la prima di un ciclo di trasmissioni (484) a cura di Oreste Gasperini, Alberto Manzi (che ne resta a tutt’oggi il simbolo) e Carlo Piantoni. Nata da un accordo tra telescuola e il ministero della Pubblica Istruzione, Non è mai troppo tardi andava in onda alle 18:00 per consentire agli italiani adulti, analfabeti, di conseguire la licenza elementare. E, se vogliamo, il suo miglior pregio non stava tanto nel suo carattere didascalico, ma nel tono di intrattenimento, capace di vincere il «frustrante senso d’inferiorità culturale» dello spettatore, come ha ben sottolineato Aldo Grasso nella sua Storia critica della televisione italiana. «Manzi, che diventa il maestro televisivo per antonomasia, impartisce le sue lezioni con lavagna e gessetto, senza disdegnare il ricorso a scenette, brevi documentari, videoproiezioni e ospiti». Ricorrendo essenzialmente all’efficacia didascalica delle immagini. Ma Grasso così continua:

Alberto Manzi in Non è mai troppo tardi

«Per supplire alla scarsa diffusione degli apparecchi televisivi, l’ente pubblico allestisce altri 2000 punti di ascolto, frequentati durante il primo ciclo di trasmissioni da circa 57000 allievi, che possono disporre di un manuale di supporto edito dalla Eri, la casa editrice di Rai; nel 1960 ben 35000 persone ottengono l’agognato diploma seguendo i corsi televisivi». Un traguardo importante anche a sessant’anni di distanza in un Italia in cui i molti nati all’estero stanno apprendendo l’italiano come seconda lingua.

La prima edizione della trasmissione – che i nostri nonni ancora ricordano con nostalgia – andò in onda nel 1961 in replica nei giorni festivi. La seconda edizione nel 1962 per continuare a cicli alterni fino al 1968; cioè fino a quando la frequenza della scuola dell’obbligo arrivò al punto da consentirne la sospensione.

Il “maestro” Alberto Manzi

L’eredità di Non è mai troppo tardi

Non esiste di fatto un erede di Alberto Manzi. Ma c’è un prodotto Rai che ai nostri giorni si avvicina a Non è mai troppo tardi: è La banda dei fuoriclasse. Una trasmissione analoga, se non altro perché rende un servizio pubblico – come gli viene riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione – e per l’impegno che profonde nel coinvolgere, divertendolo, un pubblico più evoluto, sia pur solo per gli strumenti tecnologici con cui può interagire da casa. La banda dei fuoriclasse, facendo propria la lezione di Manzi (al quale ha reso un omaggio nella puntata del 16 novembre), e della Lettera a una professoressa di Don Lorenzo Milani (1967), è un autentico progetto interdisciplinare d’inclusione scolastica, pensato per studenti della scuola primaria e secondaria inferiore (8-14 anni), realizzato in collaborazione col ministero.

E raccoglie il testimone di Non è mai troppo tardi con le dovute proporzioni: in sessant’anni sono cambiate le condizioni economiche e sociali del paese, la televisione e il suo linguaggio. Sono cambiati gli strumenti che abbiamo a disposizione che, per buona parte, hanno determinato quell’analfabetismo funzionale che deriva dal ricorso sistematico, per fare un esempio, alle calcolatrici in luogo dei calcoli eseguiti mentalmente. O a tutti quegli altri strumenti cui affidiamo il nostro ragionamento. Considerando poi che dalla spiegazione della regola grammaticale si è passati a spiegare un concetto, cioè un argomento attorno al quale ruota tutta una puntata de La banda dei fuoriclasse (ne avevamo già trattato qui): la trasmissione di RaiGulp (sul canale 42 del digitale terrestre) che fa dell’inclusione scolastica la propria missione.

La banda dei fuoriclasse

Il titolo va interpretato alla lettera: è il doposcuola (è in diretta dal lunedì al venerdì dalle 15:00 alle 16:30, quindi in streaming su RaiPlay) di tutti gli adolescenti esclusi dalla frequenza scolastica – già da prima che si parlasse di Covid-19 – per i più svariati motivi. Trasmissione tanto più utile in tempi di pandemia per chi non può fruire della didattica a distanza, in un paese che ormai da anni dimostra di tenere in gran considerazione l’importanza dell’inclusione scolastica al punto da detenere il primato in Europa.

A conferma del valore didattico della trasmissione il sistematico, ma sottinteso, riferimento ai programmi scolastici, con leggerezza. Quella leggerezza ed energia che Mario Acampa sa infondere alla trasmissione in veste di coordinatore in studio di divulgatori diversi a seconda della materia trattata. Con un fare da giullare che riecheggia quello di due illustri predecessori, che hanno “giocato” con le origini della lingua italiana: Dario Fo e Roberto Benigni (per non parlare di quel “giullare di Dio” che ha contribuito a fondarla).

Antonio Facchin

Fonti

Tullio de Mauro, Storia linguistica dell’Italia unita © 1963, 1970, Gius. Laterza & Figli

Aldo Grasso, Storia critica della televisione italiana (1954-1979) © il Saggiatore S.r.l., Milano 2019

Antonio Facchin, La funzione dell’immagine nell’educazione linguistica democratica e nell’apprendimento grammaticale

RaiPlay, Non è mai troppo tardi (serie televisiva)

RaiPlay, La banda dei fuoriclasse (16/11/2020)

TecheRai, Non è mai troppo tardi

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