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Lettera minacciosa di Conte ad Annunziata. Anzaldi: “La Vigilanza Rai faccia luce sugli anni bui del metodo Casalino”

Di Michele Anzaldi, Segretario della Commissione di Vigilanza Rai, da Facebook

Mi auguro che la richiesta di Lucia Annunziata di essere ascoltata in commissione di Vigilanza Rai, dopo la lettera dai toni minacciosi e arroganti ricevuta dall’ex presidente del Consiglio Conte (nel programma Mezz’ora in più in onda su Rai3, ndr), venga accolta, perché può diventare l’occasione per iniziare a fare luce con una serie di audizioni sul “Metodo Casalino”, tre anni di abusi, forzature, toni minacciosi e attacchi all’autonomia giornalistica, in particolare del servizio pubblico, perpetrati dall’allora presidente Conte e dal suo portavoce a Palazzo Chigi.

La lettera inviata alla conduttrice di Rai3 mostra toni davvero gravi, addirittura la minaccia di querela in caso la lettera non venga letta “per intero”. Conte dopo le inquadrature dei tg vuole decidere anche come debba essere letta una precisazione? Ma non è il primo episodio. In questi anni abbiamo visto di tutto, nel silenzio generale quando Conte era ancora presidente del Consiglio: le immagini in posa di Conte alla sua scrivania realizzate direttamente dagli uffici di Casalino e trasmesse per mesi nei telegiornali Rai, in maniera ripetuta e ossessiva;

le conferenze stampa show di Conte, senza domande, che in prima serata durante la pandemia si sostituivano alle edizioni dei telegiornali per comunicare Dpcm che ancora non erano stati neanche firmati e in alcuni casi sono diventate anche palcoscenico per attacchi ai leader dell’opposizione; l’irrisione di Conte alle poche vere domande avanzate dai giornalisti, come è accaduto il 17 maggio 2020 al giornalista di Rtl Alberto Ciapparoni, dileggiato per aver osato mettere in discussione l’operato di Arcuri sulle mascherine (e poi sappiamo come è andata a finire…);

le fake news diffuse in comunicati ufficiali di palazzo Chigi, come quando Conte fece smentire la notizia rivelata in anteprima da Francesco Verderami sul Corriere della Sera sul blitz di agosto per rinnovare i vertici dei servizi segreti, notizia che poi si è rivelata assolutamente vera e confermata; la censura nei telegiornali Rai delle indagini dell’Antiriciclaggio sul compagno di Casalino, a seguito dei suoi guadagni in borsa su aziende per le quali il portavoce di Conte avrebbe potuto accedere a notizie riservate alla luce del suo ruolo; le minacce a mezzo stampa, firmate Palazzo Chigi, di querela nei confronti del senatore Grassi, che rivelò il tentativo di Conte di “comprarlo” con un incarico per passare in maggioranza, antipasto di quella che sarebbe stata la vera e propria campagna acquisti con i “responsabili” per tenere in vita il Conte 2;

le intimidazioni al sottoscritto, minacciato di querela dallo stesso Casalino per aver rivelato una torbida manovra mediatica orchestrata da Palazzo Chigi che mise addirittura in imbarazzo il Quirinale, costretto a smentire i contenuti inventati di un colloquio tra Mattarella e Conte; la minaccia di chiusura de Il Foglio, pronunciata da Casalino il 12 luglio 2018 (‘Adesso che il Foglio chiude, che fai? Mi dici a che serve Il Foglio? Non conta nulla… Perché esiste?’), un anno dopo il dipartimento Editoria della presidenza del Consiglio esclude il quotidiano dai contributi pubblici; le telefonate di Casalino ai parlamentari M5s per votare contro Draghi, in cambio di una ricandidatura, di cui la stampa ha dato notizia il 3 febbraio scorso; gli inviti a ripetizione in tutte le trasmissioni Rai, in particolare Rai1, per promuovere il libro di Casalino, che sebbene abbia avuto una visibilità senza pari si è poi rivelato un flop.

Il “Metodo Casalino” è anche l’eliminazione del contraddittorio nelle trasmissioni televisive: mai nessun esponente M5s si è misurato in un faccia a faccia, mai né Conte, né Di Maio, né Di Battista si sono confrontati con esponenti di altri partiti, una situazione che non ha eguali in nessun paese democratico. Un’imposizione accettata in silenzio dai conduttori del servizio pubblico e delle tv commerciali, sebbene l’Agcom abbia più volte richiamato al rispetto di questo principio fondamentale per il confronto democratico. Ben venga, quindi, l’audizione di Lucia Annunziata, ma che sia la prima di una serie di convocazioni che interessino anche Ordine dei Giornalisti, Fnsi, Usigrai, Cdr dei telegiornali, altri conduttori e giornalisti Rai pronti a denunciare, sul modello di una commissione d’inchiesta. Si faccia davvero luce su questi anni bui per il pluralismo, la libertà di informazione e il corretto giornalismo.

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