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Michele Santoro: “L’informazione in pandemia ha fatto schifo”. E bacchetta Rai e La7

Michele Santoro Rai
Michele Santoro

In un’intervista a Nello Trocchia sul quotidiano Domani, torna a parlare Michele Santoro. L’ultima volta aveva avuto parole estremamente dure contro la Rai grillina, arrivando a definirla finanche peggiore rispetto all’era dell’editto bulgaro di Silvio Berlusconi (per anni “nemico numero uno” delle sue trasmissioni di approfondimento). Un J’accuse poi ripreso dal Segretario della Vigilanza Rai Michele Anzaldi, che aveva presentato un’interrogazione in Commissione, chiedendo delucidazioni sulle proposte (anche a titolo gratuito) che l’ex conduttore di Samarcanda, Annozero e Servizio Pubblico sosteneva di aver avanzato ai vertici Rai solo per vedersele rifiutare.

Anche questa volta il giornalista torna a parlare della Tv di Stato, lamentando le carenze dell’informazione ai tempi del Coronavirus. “L’informazione non doveva fare così schifo come ha fatto nel racconto della pandemia. Il pensiero critico non trova cittadinanza. Il dibattito politico, culturale e scientifico viene ridotto alle linee imposte dal governo“. Riguardo specificamente alla Rai, per Santoro, più che servizio pubblico, è “servizio di ordine pubblico”, e per giunta “indietro”. “Sono rimasti due monumenti, Vespa e Berlinguer, che vanno in onda per il cognome che portano, ma salvando Report, non c’è comunque nessuno in grado di cambiare l’agenda politica, di incidere veramente“.

Ma Santoro non è benevolo neanche con La7. “Una volta l’ho chiamata Cnn all’amatriciana e una collega del tg di Mentana si è offesa. In realtà amatriciana è un sugo povero e immediato con poca spesa e ottimi risultati. È una televisione dove per mettere un microfono nuovo… una fatica. Per diventare Cnn devi avere uffici di corrispondenza, realizzare reportage. Sono costretti dentro un genere unico: il talk, immediato, che non teme l’usura del tempo e che costa poco“.

Precisando: “Piazza Pulita ha qualche similitudine con i miei programmi, ma quello che non trovo è lo spirito con il quale andavamo in onda noi, quello dire qualcosa di diverso. Giletti, a modo suo, fa una sorta di tv popolare, però mena. A volte ripete cose che mi piacciono meno, però rispetto al potere ha un atteggiamento più irriverente, da cane da guardia […] oggi c’è un conformismo impressionante“. Amen.

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