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Sanremo 2021. La Rai tracotante come Icaro rischia di precipitare

Jacob Peter Gowy, La caduta di Icaro, 1636-38. Museo del Prado, Madrid

Marco Zonetti

Hybris, ovvero tracotanza. Fulcro di tutti i miti greci, nonché madre di tutte le tragedie. E causa, si parva licet, delle ambasce della Rai per quanto riguarda il Festival di Sanremo 2021. Il primo in era Covid-19, la cui emergenza è ben lungi dall’essere alle nostre spalle.

Già mesi fa scrivevamo che la kermesse canora com’eravamo abituati a conoscerla, quest’anno, era a serio rischio. Già mesi fa invitavamo i vertici Rai e tutti coloro che si occupano dell’organizzazione del Festival a restare con i piedi per terra e a non coltivare sogni di grandezza nel momento in cui la pandemia infuriava e non dava segni di allentare la sua morsa nei mesi a venire. Non a sufficienza, comunque, da garantire una manifestazione sanremese con gli spettatori in sala, paganti o pagati essi siano.

L’indignata sollevazione del mondo dello spettacolo di fronte alla ventilata ipotesi di trovarsi in diretta nazionale per cinque prime serate un festante pubblico di figuranti all’Ariston mentre cinema e teatri sono chiusi da mesi ha trovato sponda anche negli utenti che pagano il canone Rai. Sanremo non è un evento televisivo, come sostiene il Direttore di Rai1 Stefano Coletta. Sanremo è in primis un evento sociale. E come tale rispecchia le atmosfere, le sensazioni, le emozioni che la società vive in quel preciso punto di spazio e in quel preciso attimo di tempo. Se gli italiani sono costretti a girare con la mascherina e i teatri sono chiusi per evitare gli assembramenti, se ogni giorno muoiono centinaia di persone, se la circolazione è limitata e finanche proibita dopo un certo orario, se anche vedere parenti e congiunti diventa un’impresa titanica, un Ariston affollato e fintamente gaio sarebbe solo un’immagine stridente e anacronistica, fuori luogo e fuori dal tempo. Oltre che un pessimo – e controproducente – esempio da parte del Servizio Pubblico.

Con Sanremo, la Rai incassa almeno 40 milioni di euro in pubblicità. Quindi è fisiologico che voglia a tutti i costi portarlo a casa malgrado il Covid-19. Quello che qui si contesta è la tracotanza, la hybris per l’appunto, con la quale è stata affrontata l’organizzazione fin dall’inizio. Le stamburate ottimistiche, gli aut aut (“o con il pubblico o niente”), i sogni di gloria mal riposti, il diniego totale e protervo della realtà contingente. Dimenticando che, come c’insegnano i miti greci, a forza di non voler rinunciare a nulla si finisce per perdere tutto. E come il tracotante Icaro che volle volare fino al sole, nel suo tracotante approccio a Sanremo 2021 la Rai rischia di bruciarsi le ali e di precipitare. Portandosi dietro ahinoi, a differenza di Icaro che pagò da solo il prezzo della sua hybris, anche gli innocenti cittadini che pagano il canone.

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