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Striscia indaga sulla rinuncia della Rai alla “Netflix della Cultura”

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Questa piattaforma non s’ha da fare

La rinuncia della Rai a dar vita alla piattaforma culturale, o “Netflix della Cultura italiana”, voluta dal Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha sollevato una marea di polemiche. La creazione della NewCo del MIBACT con Cassa Depositi e Prestiti e ChiliTv (al posto di RaiPlay) scatena riflessioni dietrologiche più o meno fondate, e mette al lavoro anche Striscia la Notizia.

Questa sera, dalle 20.35 in poi su Canale5, nel segmento “Rai Scoglio 24”, l’inviato Pinuccio indagherà proprio sull’iniziativa che, in partenza nel 2021 con l’aiuto di Cassa depositi e prestiti e con il contributo dello Stato di 10 milioni di euro, non avrà come partner la Rai, bensì come detto sopra una società privata, la Chili Spa.

Il mistero della rinuncia della Rai

Come mai l’azienda guidata dall’ad Salini non si è proposta per il bando? Perché ha preferito rinunciare? Le motivazioni sono state apparentemente spiegate in una nota stampa: «Viale Mazzini ha scelto di non partecipare, poiché dispone già di una piattaforma on demand – Rai Play – e perché non può produrre contenuti a pagamento».

Secondo alcuni però una soluzione logica si sarebbe comunque potuta trovare: fornire contenuti gratuiti, godendo del contribuito del Governo e utilizzando le strutture già attive e funzionanti corredate, come ben si sa, da un’infinità di canali, direttori e vicedirettori. È evidente che nella gestione Salini – caratterizzata dalla “generosità” – scarseggi parecchio la razionalità. Come abbiamo sempre scritto anche noi, del resto, laddove finisce la logica ecco iniziare l’attuale gestione Rai.

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