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The courage journalism awards: l’eccellenza del giornalismo è donna

Courage Journalism Awards Susan Goldberg
Susan Goldberg (ph. National Geographic)

Il National Geographic ha dedicato recentemente un articolo a Susan Goldberg, capo redattrice e responsabile editoriale dell’edizione internazionale del magazine. Goldberg è tra le candidate dell’ultim’ora a ricevere, la prossima settimana, un premio che da trent’anni la International Women’s Media Foundation indipendentemente dalla natura dei loro media , dedica alle giornaliste di spicco per il valore espresso nella loro professione, se non addirittura per il loro coraggio.The courage journalism awards.

Susan Goldberg
Susan Goldberg (ph. Pinterest)

Il Washington Post su The courage journalism awards

Come ben sottolineato sul Washington Post , a Susan Goldberg va riconosciuto il merito della transizione digitale del magazine, da quando venne nominata responsabile editoriale nel 2015, già caporedattore da un solo anno. È stata la prima giornalista a far parte della redazione del National Geographic dalla sua fondazione (1888). Sotto la sua direzione la rivista ha ricevuto ben nove National Magazine Awards, quattro riconoscimenti solo nell’ultimo anno e il General Excellence nel 1999.

E ciò è solo una parte e, sia pur solo per il valore fotografico, NatGeo è arrivato a un passo, per ben due anni e in due distinte categorie, dal Pulitzer Prize, il massimo riconoscimento negli Stati Uniti e nel mondo dedicato alle attività di giornalismo. Questi i meriti della Goldberg presi in considerazione dall’International Women’s Media Foundation.

Susan Goldberg e il “doppio” National Geographic per l’Earth Day

Ma è emblematico anche il suo impegno sul Climate Change per il quale, in occasione del 50° anniversario dell’Earth Day, che si è celebrato il 22 aprile scorso, ha promosso un live streaming, cui ha preso parte, e un “doppio” numero: due metà unite in uno stesso magazine, con doppia copertina, con il possibile esito del nostro impegno in un senso su un lato, e in senso opposto sull’altro. Come dire due scenari possibili e antitetici di come sarà il pianeta nel prossimo futuro; come ha poi raccontato a Marco Cattaneo, direttore dell’edizione italiana ( Ansa).

E meriterebbe il premio anche solo per le sue considerazioni sul valore del giornalismo: “Il nostro primo compito è informare, istruire, coinvolgere le persone”. Ma questo evidentemente alla Goldberg non basta neanche a proposito del cambiamento climatico. Al punto da descrivere la missione di NatGeo come quella di “far luce sui fatti e su quello che sta accadendo … non seguire notizie sensazionalistiche, ma privilegiare il giornalismo scientifico. Dobbiamo informare le persone perché possano prendere decisioni importanti”.

Esempi di eccellenza femminile nel giornalismo

Ma non tutte le candidate hanno alle spalle la carriera e la capacità d’influenzare stampa e opinione pubblica della Goldberg grazie all’impegno pregresso.

Jessica Aro

Jessica Aro Courage Journalism Awards
Jessica Aro (ph. IWMF)

Fra le altre premiate Jessica Aro, una reporter investigativa che ha svolto indagini per la Finnish Broadcasting Company sull’utilizzo dei troll che il Cremlino ha messo in piedi sui social-media per depistare con fake-news la stampa estera sulle questioni interne, terrorismo e i conflitti in corso. La sua indagine è diventata un punto di riferimento per la stampa di tutto il mondo e per le attività investigative sui troll e sui meccanismi che generano, tra cui le gravi campagne d’odio come quella di cui la giornalista è rimasta vittima.

Yakeen Bido

Yakeen Bido Courage Journalism Awards
Yakeen Bido (ph. IWMF)

Yakeen Bido è la giornalista televisiva freelance che ha documentato la guerra tra Idleb e Latakia in Siria, paese devastato da un conflitto senza eguali, e fra gli ultimi nella classifica sulla libertà di espressione. È stata la prima donna a trasmettere da quella regione mettendo a repentaglio la sua sicurezza perché lo ha fatto in prima linea, e da persona invisa al regime di Assad.

guelchehra hoja

Guelchehra Hoja
Guelchehra Hoja (ph. IWMF)

Guelchehra Hoja lasciò Tv Xinjiang per Radio Free Asia, l’unica che trasmettesse informazioni anche in lingua iugura, la sua in origine. Questo l’ha condannata all’esilio americano da cui ha portato a conoscenza il “genocidio culturale” ai danni della minoranza musulmana in Cina, per buona parte detenuta in “campi di rieducazione” dotati di strutture crematorie, grazie alle testimonianze di chi è riuscito a evadervi. Dalle sue interviste nascono importanti iniziative internazionali a tutela dei diritti umani in Cina.

solafa magdy

Solafa Magdy
Solafa Magdy (ph. IWMF)

Solafa Magdy è la giornalista multimediale che da Il Cairo ha documentato la transizione politica in Egitto, e i relativi disordini che l’hanno accompagnata, trattando di  rifugiati, istruzione, di diritti umani e delle minoranze ivi incluse le donne; e delle molestie sessuali a loro danno nella società egiziana. Grazie a uno smartphone. Nel 2019 è stata rapita in un raid, ed è stata trattenuta in detenzione preventiva senza avere accesso a un processo equo, nonostante la legge lo prevedesse. Solafa Magdy è al momento anche un punto di riferimento di livello internazionale sul mobile journalism.

yamiche alcindor

Yamiche Alcindor Courage Journalism Awards
Yamiche Alcindor (ph. PBS)

Yamiche Alcindor  è la pluripremiata corrispondente della White House per PBS NewsHour che ha documentato la precedente campagna per le elezioni presidenziali tra Donald Trump e Bernie Sanders per conto del New York Times, e si è trovata negli ultimi tempi spesso a raccontare gli scontri tra la polizia e la popolazione afroamericana, di cui è paladina dei diritti. Suo uno studio sull’impatto delle politiche trumpiane ai danni della working-class e delle persone di colore.

Christiane Amanpour ed Elisa Lee Muñoz, le relatrici della 30° edizione 

Christiane Amanpour
Christiane Amanpour (ph. PBS)

La più importante anchor-woman della CNN, Christiane Amanpour – e la più famosa al mondo – insignita di tutti i principali premi destinati al giornalismo televisivo sarà relatrice dell’iniziativa. Trenta anni di carriera in CNN quale inviata nelle zone di guerra l’hanno resa voce e penna di tutte le principali crisi internazionali: dalla Guerra del Golfo passando per Iraq, Afghanistan, Corea del Nord, Territori palestinesi, Iran, Sudan, Israele, Pakistan, Somalia, Ruanda, Balcani, Egitto, Libia. Intervistando la maggior parte dei leader mondiali.

Eli
Elisa Lees Muñoz (ph. IWMF)

Elisa Lees Muñoz è il direttore esecutivo dell’International Women’s Media Foundation, l’organizzazione che premia –  ma soprattutto sostiene – il giornalismo femminile fornendo formazione, strumenti e assistenza affinché le giornaliste possano lavorare nel modo più sicuro possibile, e possano emergere grazie al lavoro e alle loro capacità.

Antonio Facchin

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