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Vademecum per leggere uno studio scientifico

rosette neurali
Rosette neurali, derivate da cellule staminali embrionali umane, riunite in sfere in coltura. Immagine premiata nel 2016 al concorso per la microfotografia “Small World” indetto dalla Nikon (Cortesia Gist Croft/Ali Brivanlou/Rockefeller University) © Le Scienze

Sulle colonne di D, supplemento de La Repubblica del 21 novembre, la Senatrice a vita per meriti scientifici Elena Cattaneo (è un’auctoritas mondiale negli studi sulle cellule staminali per gravi patologie neurodegenerative come la Corea di Huntington e l’Alzheimer) ha pubblicato un Vademecum per leggere uno studio scientifico. Un articolo di grande attualità considerando che si fa un gran parlare in questi giorni di vaccini in Tv, richiamando poi tutti prepotentemente a una riflessione sulla loro necessità. Unica certezza. E di estrema utilità se solo consideriamo che, per i non addetti ai lavori, termini come cluster (in luogo di focolaio) possono solo indurre un iniziale sbigottimento.

Elena Cattaneo vademecum per leggere uno studio scientifico
La Senatrice Elena Cattaneo

Un vademecum per leggere, capire, conoscere, sapere

“Con un’informazione dominata da notizie ‘scientifiche’, illustra Elena Cattaneo, “sarebbe quanto mai utile aiutare i cittadini e i pazienti a destreggiarsi tra notizie, opinioni e annunci e a comprendere l’affidabilità di uno studio scientifico e della rivista che lo ha pubblicato”.

La Senatrice ne ha creato i presupposti spiegando i “passi” necessari (e lo ribadiamo, a sottolinearne il significato), alla validazione di uno studio scientifico. Anche per sconfiggere tanta, troppa, insicurezza frutto di disinformazione. Di questi tempi, per esempio, si parla moltissimo di vaccini contro il Covid-19. Ma “chi volesse andare alla fonte di notizie lette sui social o ascoltate in Tv sul possibile effetto nocivo o benefico di una sostanza dovrebbe tener presente che esistono diversi passi necessari alla validazione di uno studio”.

I passi per la validazione di uno studio scientifico

“Il primo” scrive Elena Cattaneo, “è rappresentato dagli studi in vitro: sono la riproduzione di un fenomeno ‘in provetta’ oppure su cellule che non necessariamente corrisponde a quanto si verifica nella realtà. I test sugli animali (ignorati nel dibattito pubblico, ma necessari), normati in ogni aspetto, compresi specie e numero esatto di esemplari da utilizzare, sono invece indispensabili come prima verifica di sicurezza e efficacia nella ricerca biomedica o in fisiologia […] Superata la fase pre-clinica, la sperimentazione di un nuovo farmaco procede con studi clinici (trials) in tre fasi che coinvolgono poche decine di persone nella fase uno, centinaia in fase due, migliaia in fase tre. Segue (sempre sotto osservazione) l’autorizzazione del farmaco, che può anche essere ristretta e limitata a un territorio o nazione”.

I candidati vaccini contro il Covid-19

E ancora: “Per esempio, sono 6 i candidati vaccini contro Covid-19 che hanno raggiunto lo stadio dell’autorizzazione (ristretta), 11 sono in fase tre, 14 in fase due, 35 in fase uno, ben 88 in fase preclinica (il conto aggiornato è disponibile sul sito del New York Times) […] Gli studi clinici possono essere “controllati”, se al gruppo che assume il farmaco si affianca un gruppo “di controllo” che riceve un placebo, e randomizzati, anche detti “in doppio cieco” poiché né il medico né i soggetti coinvolti sanno chi riceve il farmaco e chi il placebo.

“Si tratta (soprattutto se svolti su campioni numerosi) dei test più affidabili. I risultati (clinici o preclinici) così ottenuti, rigorosamente documentati, sono raccolti in un manoscritto che racconta ogni fase dello studio, sottoposto poi a una rivista scientifica […] L’editore […] individua 3-4 revisori che (in forma anonima e gratuita) leggono e valutano per iscritto il lavoro in merito a novità, solidità e completezza dei dati, numero di soggetti coinvolti, repliche, varietà di strategie sperimentali. I revisori possono bocciare il paper o chiedere chiarimenti“.

Il confine sottile tra comunicazione, informazione e divulgazione

Il problema della comprensione di un testo scientifico, sollevato dalla Cattaneo, tuttavia non sta solo nella scelta di tecnicismi, che sono tutt’uno col linguaggio scientifico. Comunicare è un’arte per la quale pochi hanno attitudine. E anche quei pochi devono comunque fare i conti con chi riceve il loro messaggio: il “destinatario”. E la comunicazione non può prescindere dall’intenzione, dai nostri sensi e dal mezzo che impiega (l’aria se è un messaggio verbale, la carta se è scritto) che costituiscono i principali elementi di contatto. Non può prescindere da un messaggio, indipendentemente dalla sua natura. E che esso sia espresso in un codice comune, quindi comprensibile.

Messaggio e contesto

Secondo Roman Jacobson, la comprensibilità di un messaggio, perché sia effettiva, richiede un contesto, ovvero un ambiente esterno al messaggio, che coinvolge anche gli eventuali diversi livelli culturali degli interlocutori. Questa è, in estrema sintesi, una teoria della comunicazione. Ma essa si riferisce a una pratica umana quotidiana, universale, a prescindere da definizioni concettuali. Tuttavia, a essere pignoli, occorre anche una certa coerenza interna al messaggio per rendere la comunicazione efficace. Questo perché è la sua comprensibilità ed efficacia a trasformarla in informazione. Se poi l’oggetto del comunicare, su questa stessa base, è la scienza, allora si può parlare di divulgazione.

Chiarezza e comprensione

La Senatrice Cattaneo, riferendosi all’informazione sul Covid-19, tocca quel confine tra la divulgazione e la comunicazione tout-court. E non è la prima volta che l’informazione televisiva richiede uno sforzo di comprensione eccessivo da parte del telespettatore, per come viene gestita. Accade, per fare un facile esempio, con il MES, citato di continuo in televisione; ma sarebbe divertente indagare quanto il cittadino comune sappia che si tratti del Meccanismo Europeo di Stabilità.  Comunque si comunichi, dovremmo farlo in funzione della comprensione; prima che qualcuno giunga a scrivere un utile vademecum per comprendere anche solo un telegiornale, tante e tali sono a volte le abbreviazioni, per non dire gli acronimi, che vengono utilizzati senza essere mai sviscerati.

L’iniziativa della Cattaneo è comunque confortata dalla presenza in Tv di alcuni giornalisti che si calano quanto meno nei panni del telespettatore, nonostante l’ardua impresa di “moderare” conducendo; una su tutti, Lilli Gruber che, con educazione, richiama spesso gli ospiti alla chiarezza.

Antonio Facchin

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