Inchiesta choc di Repubblica: “Conte favorì Putin sui vaccini”. Anzaldi: “Doverosa l’indagine del Copasir”

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di Marco Zonetti

“Dalla Russia con amore” non è soltanto il titolo di un celebre film di James Bond, ma come svela il quotidiano La Repubblica anche il nome della missione russa svoltasi nel nostro Paese nella primavera del 2020 – nelle prime settimane dell’emergenza Covid-19 – e che oggi mette in imbarazzo Giuseppe Conte, all’epoca Presidente del Consiglio.

Ecco i fatti. Domenica 26 marzo 2020, da 13 aerei Ilyushin sbarcano in tarda serata sulla pista di Pratica di Mare 106 militari russi per aiutare le zone del Bergamasco ad arginare il virus che sta mietendo vittime su vittime e che sta portando al collasso le strutture ospedaliere della zona. Un’operazione decisa in 24 ore, «un’iniziativa concordata» tra Vladimir Putin e il Presidente Conte, che il giorno prima aveva convenuto telefonicamente con il Cremlino l’arrivo del contingente militare, «spiazzando sia la Farnesina sia i generali tagliandoli fuori da quella spedizione senza precedenti: una missione dell’esercito russo nel territorio di un Paese della Nato». E qui sta il primo nodo controverso: l’intervento russo fu richiesto espressamente dal Governo italiano, oppure l’idea nacque al Cremlino?

L’interrogativo è tanto più cruciale poiché l’inchiesta di Repubblica getta una livida luce sull’operazione, dalla quale potrebbero essere stati soprattutto i russi a trarre vantaggio, accelerando esponenzialmente la messa a punto del potentissimo vaccino Sputnik-V. In soldoni, di giorno i medici inviati da Mosca aiutavano gli omologhi italiani nei reparti di terapia intensiva bergamaschi impegnati contro il Covid-19, mentre nottetempo – in cinque furgoni parcheggiati nell’aeroporto di Orio al Serio e inaccessibili alle autorità del nostro Paese – lavoravano allo sviluppo del vaccino russo. Del resto, svela sempre Repubblica, in seno a quel contingente militare giunto dalla Russia (almeno in apparenza “con amore”) e sbarcato dai grandi portelloni degli Ilyushin, erano presenti anche due epidemiologi poi annoverati dal Cremlino come principali punti di riferimento nella lotta alla pandemia: Aleksander V. Semenov e Natalia Y. Pshenichnaya.

A conti fatti, dunque, autorizzando la missione in territorio italiano, Conte avrebbe avvantaggiato Putin non soltanto nella creazione di un vaccino per curare il Covid-19 in Russia ma anche offrendogli l’opportunità di avviare «una campagna di propaganda interna ed internazionale» volta al consenso elettorale personale, «in una sorta di competizione ibrida o guerra irregolare» che in quel preciso periodo storico vide proprio la Russia raggiungere «una momentanea supremazia nel settore in cui tutte le potenze si stavano confrontando». Un’occasione insomma per Mosca per «ribaltare il sistema, incuneandosi nell’emergenza con gli aiuti e con la propaganda».

Oltre la beffa all’Italia, tuttavia, Repubblica ipotizza anche il danno: nonostante tutti i vantaggi offerti da Conte a Putin, quest’ultimo infatti non avrebbe restituito il preziosissimo favore al nostro Paese, rifiutando di condividere con noi le scoperte scientifiche ottenute dai due epidemiologi russi nello studio del virus in Italia, né i dati inerenti alla pandemia; e finendo addirittura per stigmatizzare in toni “spietati” la linea di condotta del governo giallo-rosso nella lotta al Covid-19.

Sulla controversa vicenda dagli inquietanti connotati indagherà il Copasir, la Commissione di Vigilanza sui Servizi Segreti con a capo Adolfo Urso (FdI); un’inchiesta definita “doverosa” dal Deputato di Italia Viva Michele Anzaldi commentando su Facebook la “missione russa a Bergamo ad aprile 2020, concordata personalmente da Conte con Putin e che secondo una lunga inchiesta di Repubblica avrebbe aperto alla Russia le porte di informazioni riservate a insaputa delle autorità italiane”.

L’On. Anzaldi chiosa anche che: “I Governi Conte hanno per la prima volta portato la politica estera fuori dal solco dell’atlantismo e dell’europeismo, portando l’Italia addirittura a fiancheggiare Russia e Cina. La delega ai servizi segreti che Conte per 3 anni ha tenuto per sé ne era una delle prove. Grazie all’arrivo del presidente Draghi, che ha peraltro subito delegato un alto dirigente dello Stato di valore e riconosciuta professionalità come Franco Gabrielli, la politica estera italiana è tornata sul solco tracciato negli ultimi 70 anni”.

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