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Rai1. Anzaldi: “Torni informazione in prima serata come con Biagi”

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Le tempestose vicende dell’attuale legislatura, che hanno visto in meno di tre anni susseguirsi ben tre Governi di diverso colore politico e che hanno richiesto una copertura televisiva straordinaria, hanno riaperto il vulnus dell’informazione in prima serata, da tempo disdegnata dalla Rai e interamente appaltata alle Tv commerciali, salvo i venti minuti di Tg2 Post dopo il notiziario di Rai2 delle 20.30. Un vulnus particolarmente sentito il 6 gennaio scorso durante l’assalto del Campidoglio di Washington, quando su Rai1 – mentre tutto il mondo seguiva con il fiato sospeso gli avvenimenti epocali di Capitol Hill – mandava in onda Amadeus con I Soliti Ignoti. 

Lontani i tempi in cui, dopo il Tg1 delle 20.00, arrivava Il Fatto di Enzo Biagi; sostituito poi da Batti e Ribatti condotto da Pierluigi Battista, poi da Oscar Giannino e da Riccardo Berti. O Dopo TG1 con Clemente J. Mimun e Qui Radio Londra di Giuliano Ferrara. Da anni quello slot orario è presidiato da Mediaset con Stasera Italia e da La7 con Otto e mezzo, e si sente sempre più la mancanza di uno spazio di approfondimento della Rete Ammiraglia Rai nella fascia di ascolto più elevato.

Più volte il Segretario della Vigilanza Michele Anzaldi (Iv) ha sollevato il problema, ed è tornato a farlo anche durante l’audizione in commissione del Direttore di Rai1 Stefano Coletta, lanciando – come scrive su Facebook – un appello alla Rai: “riportare l’informazione nella prima serata di Rai1, dove è sempre stata per tanti anni e poi inspiegabilmente eliminata. Il direttore di rete Coletta, rispondendo al mio quesito durante l’audizione di martedì 16 febbraio, ha definito “illuminata” la proposta. Ora l’azienda, se vuole davvero fare servizio pubblico, dia seguito a quanto detto dal direttore di Rai1 e lavori da subito per far tornare l’informazione in una fascia oraria strategica, dopo il Tg1 delle 20“.

E l’On. Anzaldi ha precisato: “E’ davvero inspiegabile che in quella fascia trovino conveniente fare informazione le tv commerciali, La7 con Lilli Gruber e Rete4 con Barbara Palombelli, mentre la Rai, ovvero l’azienda che ha inventato l’informazione dopo il tg delle 20 con Il Fatto di Enzo Biagi e che dovrebbe fare informazione per adempiere a quanto prevede il Contratto di Servizio, abbia invece deciso di smobilitare, in favore dei privati. Lo trovano conveniente i privati, che quindi ne hanno anche un ritorno economico, e non lo trova conveniente la Rai, che invece è pagata dagli italiani per farlo? Davvero incomprensibile”.

Quindi il Segretario della Vigilanza Rai è passato a illustrare il riscontro Auditel delle trasmissioni d’informazione in onda in quello slot orario. “Vorrei ricordare che i grandi giornalisti che hanno portato l’informazione dopo il Tg1 facevano registrare ascolti da capogiro. Pensiamo innanzitutto a Il Fatto di Enzo Biagi, un pilastro nella storia dell’informazione di Rai1: chiuse nel 2001, dopo il vergognoso Editto bulgaro, con una media di 6.300.000-6.400.000 telespettatori, con il 23% di share. Nel 2004 Batti e Ribatti, con la conduzione di Pierluigi Battista, ottenne una media del 28,88% di share con oltre 7 milioni di telespettatori di media. A seguire le conduzioni di Oscar Giannino e Riccardo Berti fecero registrare una media del 25.35% di share, pari a 6.625.000 telespettatori”.

E ancora: “Nel 2011 Qui Radio Londra condotto da Giuliano Ferrara fece registrare una media del 18% con 4.500.000 telespettatori. Numeri che spiegano bene perché le tv commerciali decidano di sfruttare con l’informazione quella fascia oraria. La Rai, che avrebbe risorse, giornalisti, professionalità per garantire un prodotto informativo davvero pluralista e di qualità, torni ad assolvere alla sua funzione per la quale riceve quasi 2 miliardi di euro di canone degli italiani”.

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