RaiSport, il disastro televisivo di Tokyo2020 continua con i “best of” trasmessi senza criterio

staffetta 4x400 RaiSport
La squadra italiana di Staffetta 4×400 alle Olimpiadi di Tokyo 2020

Abbiamo più volte sottolineato, durante le Olimpiadi di Tokyo 2020, come la Rai a guida Salini-Foa nella sua scelta scriteriata di non aggiudicarsi i diritti streaming dei giochi (suscitando un’interrogazione in Commissione di Vigilanza) abbia pregiudicato la visione agli utenti che pagano il canone, costringendoli a seguirle su un solo canale – Rai2 – mentre RaiPlay era fuori gioco, e al tempo stesso RaiSport trasmetteva repliche senza criterio. Una su tutte, la riproposizione di Avellino-Napoli del 1986, mentre – malgrado i 71 inviati della spedizione monstre pagata dal canone e inviata dalla Rai a Tokyo come denunciato mesi prima dal Segretario della Vigilanza Michele Anzaldi – i giochi olimpici venivano seguiti a pezzi a bocconi solo sulla Seconda Rete. Con svarioni spesso terrificanti, tipo il commento audio del singolo di tennis Djokovic-Nishikori mentre andavano le immagini del doppio Croazia-USA.

Ora finalmente sula canale RaiSport diretto da Auro Bulbarelli in quota Lega approda la riproposizione delle Olimpiadi di Tokyo 2020 ma, come fa notare anche Luca Bottura sull’Espresso, gli spettatori si ritrovano “dritto per dritto” quanto già andato in onda su Rai2, ovvero quelli che erano definiti i “best of” – per giunta termine usato erroneamente – ma ritrasmessi “senza la minima lavorazione” e quindi propinati senza un nuovo commento né un rimontaggio ad hoc, rispiattellati così com’erano e come se fossero in prima visione assoluta.

Ovviamente, questo copia e incolla senza il minimo criterio innesca risultati spiazzanti: tipo si assiste al commento dell’atleta che parla(va) speranzoso di vittoria certa nella gara che lo attende(va) – mentre noi già ne conosciamo la triste sorte – fomentato dagli ospiti in studio che rincara(va)no la previsione ottimistica, sottolineando ancor di più la sensazione di straniamento e il paradosso temporale di cui è vittima il malcapitato telespettatore, che – come finito suo malgrado in un filmaccio di serie B – è costretto a rivivere un passato che ben conosce e che è costretto a pagare. Anche con il canone.

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