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Rai. Il giallo del “Monitoraggio dell’opinione pubblica” da 5.4 milioni di euro

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Il sito Bloggorai, sempre informatissimo sugli avvenimenti interni alla Tv pubblica, e quanto di più attendibile per quanto concerne le questioni tecno-economiche che riguardano l’azienda, ha lanciato qualche giorno fa una notizia piuttosto inquietante, che i “giornaloni” hanno pressoché ignorato (elemento altrettanto inquietante).

Di fatto, Bloggorai ha scoperto che il consorzio Opinio (poi vedremo di cosa si tratta), stila un Report settimanale per la Rai. E fin qui nulla di strano, visto che dotarsi di un sistema di analisi e di qualità da parte dell’azienda è previsto nel contratto di servizio. Le peculiarità – chiamiamole così – rilevate da Bloggorai nella vicenda, tuttavia, sono varie e suggestive. Vediamo quali.

Innanzitutto, il Report analizza “il trend della fiducia nella Rai”, ma senza specificare entro quali parametri. “Con quali criteri viene rilevata la fiducia degli italiani verso la Rai” leggiamo sul sito, “la sua credibilità e autorevolezza? Si parla di “fiducia” in assoluto oppure relativa ad altro soggetto? In relazione ai programmi delle reti, delle fiction, di Sanremo, dei telegiornali, di Televideo o cosa altro?”. E ancora: “Quando s’interrogano le persone sul futuro del Paese, quali sono i parametri di riferimento? Politici, sociali, sanitari, economici, culturali”. Di seguito riportiamo pedissequamente gli altri interrogativi posti sul sito, poiché rilevanti per “l’inchiesta”.

“Il Report contiene anche i sondaggi sulle intenzioni di voto degli italiani, materia che rientra nelle competenze di AgCom e della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Quale utilizzo viene fatto di questi dati? Sono resi pubblici settimanalmente, come avviene nel Tg di La7, oppure rimangono “riservati” e da chi sono letti?“.

“Questo Report contiene “dati sensibili” che, secondo il Garante per la protezione dei dati personali, sono “i dati rientranti in particolari categorie: si tratta dei dati c.d. “sensibili”, cioè quelli che rivelano l’origine razziale o etnica, le convinzioni religiose, filosofiche, le opinioni politiche, l’appartenenza sindacale, relativi alla salute o alla vita sessuale.” Quale uso viene fatto di questi dati?.

“Questo Report viene diffuso alle reti e alle testate giornalistiche Rai? Da chi, come e quando vengono citati o esposti?“.

E ovviamente non può mancare l’interrogativo più espressamente economico: quanto costa tale Report? Sempre Bloggorai ricorda che, nel 2018, Istituto Piepoli, Noto Sondaggi ed EMG si sono aggiudicati il bando da 5,4 milioni per i monitoraggi elettorali Rai creando il suddetto consorzio Opinio, ovvero quello che si occupa di redigere il Report di cui sopra.

La questione che solleva il sito, tuttavia, è in primis relativa alla trasparenza. A Viale Mazzini pare infatti che siano in pochi a conoscenza di tale Report, e “quei pochi che sanno hanno poca voglia di parlarne”. Ma a questo punto è lecito domandarsi chi abbia accesso ai dati settimanali del monitoraggio, e soprattutto che cosa venga fatto di tali dati da parte di coloro i quali (chi?) ne usufruiscono. E l’interrogativo risulta ancor più determinante dal momento che si tratta di dati sensibili. Il fatto che poi il campione sia sondato anche in base alle “opinioni politiche”, nel momento in cui non è chiaro l’utilizzo di tali dati – e, se per questo, neanche l’utilizzatore -, è fonte di ulteriore perplessità.

Tutti gli interrogativi di cui sopra si sommano, in ultima analisi, in una sola domanda determinante: per quale motivo il pubblico sa così poco di un rapporto commissionato da un’azienda pubblica, la principale azienda pubblica culturale del Paese? Per quale motivo, insomma, è così poco pubblico un rapporto pagato profumatamente con i soldi pubblici che si premura di monitorare l’opinione pubblica attraverso la raccolta pedissequa di dati quanto più sensibili? Ci auguriamo di avere risposte in tempi brevi.

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